QUESTO BLOG E' MORTO.
...LEGGI TUTTO...22 luglio 2009
412 maggio 2009
1ROMA... le persone.
Un week end, due giorni, circa 30 Km a piedi in solitaria, senza mai prendere un mezzo pubblico o privato. Una macchina fotografica compatta come unica compagna di viaggio. La gente, gli invisibili, i luoghi, i monumenti, i palazzi di roma da guardare, da osservare, da fotografare.
In questa prima parte, le persone.







29 aprile 2009
0il suo gioiello per me
La felicità
è il mio gioiello
per te
La felicità
è il mio stipendio
(Diego Mancino)
In una sera in cui il cielo sembra si sia rovesciato,
in cui l'acqua arriva da sotto e da sopra
in cui Milano sembra il posto più inospitale e inespugnabile della terra,
ai temerari che hanno avuto il fegato di sfidare il tempo,
che hanno sconfitto la pigrizia del martedì sera,
che si sono armati di ombrello e tergicristalli alla massima velocità,
Milano ha regalato uno dei suoi gioielli
in un piccolo locale che trasuda milanesità dai muri.
Grazie Diego Mancino e grazie Milano.
17 marzo 2009
010 febbraio 2009
4Milano va salvata

Milano va salvata,
va salvata da chi la sfrutta,
va salvata da chi si vanta di abitarci ma non aspetta altro che andare via per le tanto sospirate vacanze,
va salvata da chi la usa per fare soldi e non le dona niente in cambio,
va salvata da chi continua a denigrarla ma non ha le palle per andarsene,
va salvata da chi non ha tempo e voglia di rispettare le sue tradizioni,
va salvata da chi la schiaccia con il peso dei SUV,
va salvata da chi la usa come terra di conquista,
va salvata da chi la soffoca con i quartieri artificiali,
va salvata dai colletti bianchi,
va salvata dai puttanieri che versano champagne nei privè dei locali,
va salvata dai privè,
va salvata dai posti esclusivi,
va salvata dall'elite,
va salvata dalla moda, quando da arte diventa apparenza,
va salvata da chi non vuole la musica.
Va salvata la Milano che si dona ai poeti,
La Milano di Paolo Rossi,
La Milano di Jannacci,
La Milano di Vinicio,
La Milano di Cinasky,
La Milano di Orselli,
La Milano de I Cosi,
La Milano di Diego Mancino,
La Milano di Alda Merini,
La Milano di Vecchioni,
La Milano di Morgan,
La Milano de Le Scimmie,
La Milano del Magnolia,
La Milano della Casa 139,
La Milano della statua di San Bartolomeo nascosta in Duomo,
La Milano dell'affresco del Bramante nascosto dallo shopping,
La Milano degli edicolanti invisibili che svegliano la città,
La Milano dei bar di quartiere, dove i vecchi parlano solo in milanese,
La Milano del Cenacolo, che chissà quanti milanesi non l'hanno mai visto,
La Milano della Pietà Rondanini, che chissà quanti milanesi non sanno che ce l'hanno sotto il naso,
La Milano delle botteghe, le poche che sono rimaste,
La Milano delle tradizioni dimenticate,
La Milano delle mille chiese nascoste fra i palazzi,
La Milano dei Navigli, quella vera, non quella che arriva di sera,
La Milano di Piazza dei Mercanti, splendida e invisibile a molti,
la Milano di chi si meraviglia ancora a guardare il Duomo,
la Milano di quelli che ogni tanto si ricordano di guardare al di sopra delle vetrine,
la Milano degli artisti e dei barboni,
la Milano di chi ne vede le splendide pieghe nascoste, di chi la respira e la vive e la gratifica e la ringrazia e le dedica la sua arte.
Televisiòn - Davide Van De Sfroos
Solo un poeta come lui poteva trasformare la televisione in poesia...
(Grazie Bri per l'ispirazione)
L'è capitaa tücoos in quéla televisiòn
e la vardàvum al bar traa là in söl bancùn,
facc in biaanch e negru che i passàven a manétta,
el muund in biaanche e negru in quéla scatulétta,
Prema ghe n'é vön che canta una canzòn
e dopu i suspenden la trasmissiùn,
hann cupàa un Presideent, pulizia - che casòtt -
soe una machina a Fallas, senza la capòt
Hann dii che l'era bràvu, hann dii che l'era bònn,
però i g'hann sparaa giù de'n balcòn,
hann dii che l'era bravu e l'ha faa tanti prumess
e tanti americani i piàngen ammò adéss
Televisiòn, quanti dé quanti nòcc sö quii pultrùnn
Televisiòn, quanti nocc quanti dé cun quél butòn
E noen in Italia viagiàvum in Cinceent
e cambiàvum tanti ròpp a segùnda del veent,
rüvàva el carosello cun tücc i nuvità
che noen el dé dopu nàvum a crumpà
el Papa de Bérgum che parlàva cume noen
g'a faa fina sugnà de vés püssé bòn,
ancamò incöö che i henn passàa tanti ann,
in cà di italiani gh'è ammò el Papa Giuvànn,
magari pugiàa sura la televisiòn
mentre parlen de Sanremo, de guéra o de balòn
Televisiòn.....
E quanti bei film al lünedé de sira,
John Uéin cupàva tücc senza gnaa ciapà la mira,
e quanti Maik Bongiorno al giuvedé de sira,
se te séret la risposta purtàvet a cà la lira
E quaand che i partiit i henn diventaa a culuu,
l'é staa cumé quaand dopo la pioggia rüva el suu
e alura tütt el muund a l'era deent in quéla bàla,
cun la televisiòn in dell'uffizzi o in de la stàla
vusàvum e bevévum cumé tanti rembambii,
convinti che anca l'arbitro el pudéva sentì
E i naven in sö la loena e i purtàven a cà i sàss
e in giir in sö la Téra segütàven a cupàss
Televisiòn, ...
Ho vedüü tütt el muund e tücc i città
setàa giù in poltrona, saraa deent in cà
Ho vedüü tücc i ròpp che han vurüü famm vedé,
ho savüü tücc i ròpp che hann vurüü fàmm savé,
g'ho scià el telecomando e g'ho piö de levà sö
ma urmai l'é tropp tardi, urmai en pùdi piö
perchè i nàven sö la loena e i purtàven a cà i sàss
e in giir in sö la Tera segütàven a cupàss
28 gennaio 2009
4La Bella Canzone di una Volta...Sesta Puntata: Una Ferita in Fondo al Cuore
In questi giorni ero alla ricerca di un pezzo per continuare questa rubrica e il destino purtroppo ha voluto darmi un suggerimento.
Questo è un pezzo meno conosciuto di Mino Reitano, alcune fonti lo datano 1970 altre 1971. E' forse una delle canzoni dal respiro più internazionale e meno nazional-popolare. Non sono un suo fan, ma l'ho sempre trovato simpatico e vero, uno che non aveva vergogna di mostrare le sue emozioni in pubblico.
LA MIA VOCE E' UNA PREGHIERA
TORNA A ESSERE SINCERA
TU SEI BELLA TU SEI CARA
...COME SEMPRE
COSA IMPORTA QUEL CHE E' STATO
COME IERI
TU HAI VISSUTO
SONO ANCORA INNAMORATO
COME SEMPRE
AMO TE
MEGLIO UNA FERITA IN FONDO AL CUORE
CHE COPRIR DI NEVE IL NOSTRO AMORE
IL TEMPO POI LA NEVE SCIOGLIERA'
E UN UOMO DI DOLORE MORIRA'
MEGLIO UNA FERITA IN FONDO AL CUORE
CHE COPRIRE GLI OCCHI E NON VEDERE
IL MIO AMORE FORTE VINCERA'
NON MI FA' TREMAR LA VERITA'
LE TUE LACRIME SON PURE
SO' CHE HAI VOGLIA
DI MORIRE
AVREI VOGLIA DI GRIDARE
CHE TI AMO
MA NON POSSO CHE TREMARE
SENZA FARTELO CAPIRE
POSSO' STRINGERTI LA MANO
IO TI AMO
TU LO SAI
MEGLIO UNA FERITA IN FONDO AL CUORE
CHE COPRIR DI NEVE IL NOSTRO AMORE
IL TEMPO POI LA NEVE SCIOGLIERA'
E UN UOMO DI DOLORE MORIRA'
MEGLIO UNA FERITA IN FONDO AL CUORE
CHE COPRIRE GLI OCCHI E NON VEDERE
IL MIO AMORE FORTE VINCERA'
NON MI FA' TREMAR LA VERITA'
IL CUORE PIANGE
L'ANIMA VOLA
AMORE MIO
TU NON SEI SOLA
IL CUORE PIANGE
L'ANIMA VOLA
AMORE MIO
NON SARAI SOLA MAI PIU'
14 gennaio 2009
1Un mio racconto pubblicato sulla rivista letteraria Sagarana!
sul numero 34 della rivista letteraria Sagarana è stato pubblicato un mio racconto dal titolo "La Vetrina".
andate e leggetene tutti: se non l'avete già fatto :)
QUESTO è il link diretto al mio racconto
QUI il sito della rivista
Il mio racconto lo trovate nella sezione "Vento Nuovo".
La sezione Saggi propone riflessioni di Toni Morrison, Rubem Fonseca, Alain Badieu, Franco Cassano, Angelo Morino e Tomáz Guriérrez Alea. In Narrativa ci sono racconti e brani di romanzi di Fernando Pessoa, João Ubaldo Ribeiro, George Orwell, Franz Werfel e Boris Pahor, oltre ai contemporanei Ingo Schulze, Ondjaki, Abdelmalek Smari, André Sant’anna e Mauro Daltin. In Poesie, Paul Polansky, Manuel Bandeira, Erica Jong, Eunice Odio, Ana Cristina Cesar e Gonzalo Arango.
08 gennaio 2009
1Trentadue secondi e settantacinque centesimi. (seconda e ultima parte)
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Riemersi da un buio profondo, per entrare in un altro buio, meno opprimente. Ero stordito, mi sembrava di essere stato risucchiato da un camion della spazzatura e di essere stato scaricato in una discarica. Ero in mezzo a degli oggetti ingombranti, tutti ribaltati, accatastati l’uno sull’altro, molti dei quali sopra di me. Non mi resi subito conto di dove mi trovavo. Dovetti aspettare che la vista si abituasse all’oscurità per capire di essere nel mio appartamento. E per capire, con grande dispiacere, che quegli oggetti ingombranti accatastati, altro non erano che i mobili del mio appartamento e quello su cui ero sdraiato in una posizione per nulla comoda altro non era che il pavimento della mia casa.
Subito pensai ai ladri, pensai che mi avessero narcotizzato per poi devastarmi la casa alla ricerca di chissà cosa. Ma quando capii che quella cosa grossa e fredda che c’era a pochi centimetri dalla mia testa era il mio frigorifero completamente ammaccato, capii che non erano stati i ladri. Un terremoto? Non ne avevo idea.
Mi tornò un lampo di memoria e mi ricordai che prima di quel casino mi stavo allenando. Non potevo lasciare l’allenamento a metà. Avrei potuto uscire e chiedere ai vicini se era successo qualcosa, ma sono un timido patologico e l’idea di suonare il campanello di un altro appartamento mi terrorizzava. Così mi alzai e inizia a rimettere a posto la casa al meglio possibile. La luce si riaccese, per fortuna non era saltata del tutto. Rimasi abbagliato per qualche secondo dalle lampade sparse a caso per tutto il pavimento. Risistemai i mobili il più velocemente possibile. Non mi costò molta fatica perché ero abituato a portare mobili anche pesanti su e giù dalle scale delle cantine.
Per ultimi lasciai gli elettrodomestici più pesanti, perché ancora non mi ero totalmente ripreso dalla shock, e spostare un frigorifero in uno stato di totale stordimento non è la cosa più consigliabile. Si rischia di farsi veramente male.
Rialzai il frigorifero, ma quando lo portai al suo posto, mi accorsi che gli attacchi della cucina erano scomparsi. Mi guardai intorno e pensai di essere ancora più stordito di quello che pensavo. La porta non c’era più. E la finestra dava su un paesaggio diverso da quello a cui ero abituato. Iniziai a dubitare della mia buona salute mentale. Finii di spostare il frigorifero contro il muro, anche se non c’era alcuna presa di corrente a cui attaccarlo. Rimisi a posto tutta la casa com’era prima sperando che quell’allucinazione sparisse e che la porta tornasse al suo posto. Mi risedetti su un puff cubico e ripresi il mio allenamento sperando che nel momento in cui avrei rialzato lo sguardo, il mio appartamento sarebbe stato esattamente come prima. Mi apprestavo a ricominciare l’allenamento con tutto l’occorrente fra le mie mani, qualcosa si era ammaccato, ma nel complesso era tutto utilizzabile. Cercai di sistemarlo al meglio, e in quel momento sentii bussare alla mia porta. Era un rumore fortissimo, come se la stessero sfondando con un ariete. Inizialmente sentire quel rumore mi sollevò un attimo, perché voleva dire che la porta era tornata al suo posto. Ma quando mi guardai in giro mi accorsi che non c’era. Tornai a sistemare gli attrezzi da lavoro, e sentii ancora quel rumore. Questa volta feci molta attenzione e mi resi conto che il rumore veniva dall’alto. Alzai lo sguardo e non potei credere ai miei occhi. La porta c’era, ma era capovolta sopra di me, in alto nella parete opposta rispetto al solito. Sorrisi dentro di me e preso dall’assurdità della situazione la considerai una cosa normale, come se fossi in un sogno. Presi la scala telescopica e mi arrampicai sui pioli per raggiungere la porta. La aprii e per lo spavento quasi non caddi da 6 metri d’altezza. Mi ritrovai di fronte un occhio gigantesco che cercava di scrutare attraverso quel piccolo buco, piccolo per lui. L’occhio si allontanò subito e così vidi anche il volto che si trovava intorno a quell’occhio. Ero io. Misi fuori la testa perché non potevo credere a quello che stavo vedendo e vidi una mano che aveva i miei stessi calli, giganteschi, che teneva in mano tutto il palazzo.
Guardai una delle mie mani e il cubo di Rubik che stringevo. Con un dito picchiettai su uno delle sue facce e su uno dei cubi che lo formava si aprii una minuscola apertura. Ci guardai dentro e vidi un minuscolo me stesso arrampicato su una scala. Mi misi a ridere fragorosamente se questo era un sogno era il più brutto e assurdo che avevo mai fatto. I miei allenamenti per battere il record di completamento del cubo nel minor tempo possibile erano finiti. Ma la mia curiosità era irrefrenabile. Mi appoggiai con gli stinchi ai pioli della scala. Afferrai una faccia del cubo con l’altra mano e la feci girare con uno scatto deciso. Contemporaneamente sentii il mondo intorno a me che si capovolgeva, scivolai dalla scala e caddi rovinosamente, sul pavimento, o su una parete, o sul soffitto, non lo so con precisione, sentii tutti i mobili che nuovamente si spargevano intorno a me. E poi buio.
24 dicembre 2008
2Trentadue secondi e settantacinque centesimi. (prima parte)
Trentadue secondi e settantacinque centesimi. Ero ancora molto lontano dal primo record del 1982. Dovevo esercitarmi. Dovevo continuare a esercitarmi. Aumenterò le ore di allenamento da due a tre al giorno, mi dissi. Ormai erano tre anni che mi allenavo costantemente e sapevo che sarei riuscito a partecipare ai campionati del mondo. Per vincere. In tre anni sono passato da 38 secondi a poco meno di trentatre, tempo che ho stabilito quella sera. Il record mondiale è di sette secondi e otto decimi, sembra impossibile ma ci riuscirò, mi dicevo. Ne ero sicuro.
Avevo da poco affittato un piccolo appartamento. L’ho cercato per mesi e mesi e quando finalmente l’ho trovato, è diventato una perfetta palestra per i miei allenamenti.
Quando non sono al lavoro non mi muovo da casa. Non mi piace uscire, non mi è mai piaciuto. Anche quando ero piccolo, i miei compagni di classe andavano sempre a giocare in giardino, io invece rimanevo chiuso in casa, senza fare nulla di particolare. Stavo lì e pensavo, pensavo. In quel periodo, nel quale l’unica attività che facevo oltre al lavoro erano i miei allenamenti, avevo un motivo in più per non uscire. Avevo tutto quello che mi serviva in casa. La spesa la facevo online, non avevo spese per l’auto, perché il mio ufficio non era molto lontano. Non spendevo molti soldi in vestiti, perché stando sempre in casa non avevo motivo di essere sempre alla moda e di avere molti vestiti di ricambio. Per questo mi sono potuto permettere quell’appartamento in quel quartiere delizioso.
La mia casa era all’interno di un palazzo di forma cubica, il giardino intorno era un quadrato perfetto, le siepi e le chiome degli alberi erano potate a forma di cubo. Proprio quello che cercavo. Il mio ambiente perfetto. Il palazzo era diviso in 24 appartamenti, e il mio appartamento un monolocale di quarantacinque metri quadri con un soffitto alto sei metri e settanta centimetri. Lo so, sembra strano e impossibile, ma gli altri appartamenti erano sviluppati su diversi piani, questo no. Sono soluzioni abitative che si sviluppano verso l’alto invece che in larghezza. Il mio però aveva un solo piano, non so per quale motivo, probabilmente prima non era un’abitazione. Ma non ho chiesto maggiori informazioni all’agente che me l’ha mostrato, mi è piaciuto subito e il prezzo era molto vantaggioso. Unico difetto era l’illuminazione. Aveva un'unica finestra a metà del muro che dava sull’esterno e niente di più.
I mobili li ho presi usati, ai mercatini dell’antiquariato, e raccattati nelle cantine che ho sgomberato. Già sapevo che li avrei modificati tutti. Mi sono messo lì come un bravo Geppetto col seghetto, la pialla, i chiodi e il martello. Sono partito dal tavolo, un bruttissimo tavolo tondo, degli anni cinquanta. Ho segato il piano e l’ho fatto diventare quadrato, e successivamente ho segato le gambe in modo che fossero della stessa misura del lato del tavolo. Poi ho continuato con le sedie, ho staccato le gambe e lo schienale e le ho rese il più possibili uniformi. Ho colorato le varie parti di verde, rosso, bianco, blu, arancio, giallo.
Al posto del divano ho optato per dei piccoli puff di diversi colori, a forma di cubo. Ne ho comprati 27 e li ho messi uno sopra l’altro in file da tre, affiancate l’un l’altra. A seconda delle esigenze li potevo usare come divano, come letto, o per far sedere gli ospiti… se mai ce ne fossero stati.
Non potendo attaccare il lampadario sul soffitto, riempii la casa con piccole lampade cubiche di diversi colori.
Nel mio appartamento era tutto cubico, la cucina, il frigorifero, il congelatore, la lavatrice. E’ stato difficile trovare tutto ma non avevo fretta, con molta dedizione sono riuscito a scovare ogni cosa della giusta forma, nei posti più impensabili.
Solo dopo due mesi sono riuscito a completare l’arredamento. I primi giorni dormivo per terra, mi piaceva e mi piace troppo l’atmosfera di questo appartamento per dormire fuori di qua.
Mi sentivo veramente fiero di me, per quello che avevo saputo creare e per la meticolosità con cui l’avevo sistemato.
Ero seduto su uno dei puff ad allenarmi. Era già da un ora che mi allenavo e avevo appena stabilito il mio nuovo record. Quando bloccai il cronometro e vidi il tempo che era stato fermato sul piccolo schermo a cristalli liquidi ebbi una piccola esultanza, ma immediatamente mi riconcentrai su quello che stavo facendo.
Ricominciai da capo e feci la prima mossa.
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